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PRESENTAZIONE
Il bosco tanto
presente nella realtà scalvina è oggi una realtà spesso mal sopportata,
limite per i terreni agricoli ed edificabili, scarsissima
resa, spesso complici di fenomeni di dissesto idrogeologici ed
infine considerati impropriamente sporchi...
Emerge la necessità di non disperdere la memoria storica
di ciò che il bosco ha rappresentato per innumerevoli
generazioni. |
Perchè la realizzazione di un arboreto in Vilminore di Scalve? La domanda pare
retorica, ma merita sicuramente una riflessione.
Il bosco tanto presente nell'attualità scalvina è oggi una realtà spesso mal
sopportata, limite per i terreni agricoli ed edificabili e di scarsissima resa.
Sicuri che tali superficiali considerazioni siano facilmente superabili dopo una
seppur approssimativa analisi, consideriamo l'importanza avuta dal bosco per
moltissimi secoli, quasi un dono per le genti della Valle di Scalve, il bosco
sostenitore della piccola economia domestica e non solo, il legno materia prima
per la realizzazione di utensili, combustibile per ciò che oggi viene
freddamente definito impianto di riscaldamento, il legno quale materiale per la
realizzazione di coperture,
balconi (lobbie) e mobili, il legno quale materia prima per la produzione del
carbone da utilizzarsi per la cottura del minerale cavato, il legno utilizzato
per la realizzazione di strutture di sostegno delle gallerie di avvicinamento al
banco minerario, in poche parole il bosco e i suoi frutti hanno permesso la
sopravvivenza in realtà montane come le nostre. Con lo sviluppo economico degli
anni '60 il bosco è stato progressivamente abbandonato, in un'ondata
irrefrenabile di progresso e benessere, quanto di più importante e duraturo è
stato abbandonato, un patrimonio di sapere, spesso tramandato oralmente da padre
a figlio, spesso idealizzato nei racconti dei nonni,
ora precipita nella più totale indifferenza e nella totale mancanza di
consapevolezza di questo bene. Con queste ultime righe ritengo d'aver dato
risposta al quesito iniziale, la necessità di non disperdere la memoria storica
di ciò che il bosco ha rappresentato per innumerevoli generazioni di valligiani,
un patrimonio spesso abbandonato ma che potrebbe tornare ad essere valorizzato
partendo dal binomio economia-ambiente, riproponendo un "modus vivendi" ricco di
tradizioni delle quali raramente se ne scorgono le tracce
L'iniziativa di realizzare un arboreto nasce dall'esigenza di dare una risposta
concreta a quanto precedentemente teorizzato,
mettendo a frutto le esperienze acquisite in un ventennio di studio del
territorio in collaborazione con il maggior cultore in ambito
botanico-naturalistico della Valle di Scalve, il Sig. Bendotti Manfredo di
Colere. La sperimentazione è avviata, questo progetto si inserisce nel contesto
del perché su esposto, l'ambizioso obiettivo è quello di dimostrare che il bosco
puo' comunque tornare ad essere fonte di sviluppo economico-sociale, anche se
con modalità diverse da quelle originali. L'idea fondante e qualificante del
progetto è la creazione di un centro da intendersi non come un organismo
statico, descrittivo, da fare visitare a colonne di turisti stanchi ed
accaldati, ma piuttosto, come insieme vivo e multiforme di strutture e
d'attività, si possono affiancare visite turistiche tradizionali e specifiche,
ricerche a scopo didattico, dove anche il botanico dilettante può essere, nella
ricerca di esemplari di valore scientifico, affiancato ed istruito dal botanico
esperto.
Arch. Ivano Alberto Mancini
Schilpario Ottobre 2004
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